lunedì 14 dicembre 2009

Orgoglio (senza pregiudizio)

A volte l’orgoglio spinge verso destinazioni che non avremmo voluto prendere. Ci si lascia trasportare dove non saremmo andati, se avessimo usato il buonsenso. Sovente l’orgoglio ci fa dire l’esatto contrario di ciò che pensiamo; in alcuni casi finiamo con il persuaderci di quelle stesse parole.

Vorremmo avere qualcuno al nostro fianco in un momento difficile, ma, in preda all’orgoglio, rifuggiamo un’aiuto, una mano tesa, un abbraccio caldo. E invece ne avremmo proprio avuto bisogno.

Lo so, perché io sono così: la debolezza è una componente che non amo mostrare, pur conscio ch’essa sia presente in ognuno di noi. Rispondo sempre che va tutto bene, anche quando è l’esatto contrario. Non amo lamentarmi; preferisco reagire, e, quando mi sento stanco, rimango per conto mio.

Nei rari momenti in cui ho avuto la disponibilità di una spalla su cui piangere, ho rifiutato. Ho sempre detto a me stesso: “Non ho bisogno di questo”. Effettivamente, ho superato moltissime difficoltà solamente con le mie forze; quelle decantate energie che pulsano nelle vene, che alimentano incendi inestinguibili, anche quando paiono languire sotto braci sonnolente.

Tuttavia, ho trovato la forza anche in quelle persone, anzi, in quella persona, che si è mostrata presente. È stato un balsamo per il mio cuore sapere che lei c’era, capire che percepiva il mio malessere e che se ne interessava. Un’amica autentica, di quelle che definiscono pienamente il vero significato di amicizia tra uomo e donna: un bene che non tutti possono comprendere ed assaporare.

Questa è per lei; lei sa che io ci sarò sempre, a tartassarla con i miei “tutto bene?”, “Problemi?”. In parte perché è una componente del mio carattere: essere iperprotettivo verso le persone a cui voglio bene. E in parte perché chiedere di restare da soli nei momenti bui è uno degli errori più pericolosi che si possano commettere.


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Green day: Good riddance

venerdì 4 dicembre 2009

Grazie

Che dire, vorrei ringraziare entrambi: Alfredo, che oltre a strapparmi sorrisi con quel geniale post (la cui logica e veridicità sono quasi inquietanti!) sento avermi lasciato con una pacca sulla spalla.
Un grazie a Pogni, perchè con il preludio di lacrime ha condiviso per un attimo le mie sensazioni, facendole sue, pur senza sottrarle al mio essere.

Un abbraccio e una pacca sulla spalla, giunti da sconosciuti che incroci per caso lungo un tragitto, assumono una valenza maggiore, e acquisiscono un sapore ben più dolce di ciò che avresti voluto da chi dice d'esserti vicino, ma non lo è realmente.

A voi due dedico questa immagine, che ho molto a cuore: mi accompagna fin da piccolo. Il quarto stato, per me, rappresenta fierezza, fatica, tenacia e anche paura. Tutto ciò che rende una conquista degna d'essere assaporata. Buon viaggio e grazie ancora.


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Cisco: La lunga notte.

giovedì 3 dicembre 2009

Sera di pioggia


Si conclude una giornata di duro lavoro, identica in tutto e per tutto alle ultime settimane.

Stress si accumula, logorando nervi e muscoli, consumando pensiero e gesti. Come accade a tutti, del resto.

Finisco ora di trafficare al computer; dovrei spegnere e rilassarmi sul letto, guardando un film leggero. Sono le 22:15 mentre indugio sulla tastiera, dedicandomi un momento di riflessione; fuori la pioggia suona al ritmo delle gocce che cadono al suolo, in un concerto di tintinnii sulle ringhiere dei balconi, di scroscii innalzati dalle auto di passaggio tra le pozzanghere.

Sentire il peso dei propri compiti, del tempo che, impietoso, getta granelli di polvere nella clessidra; sentirlo premere sul torace e intorno alla testa, in un pulsare doloroso all’altezza della nuca, che sbeffeggia i tuoi sforzi mostrandoti le lancette avanzare inesorabili. Subirlo da solo, senza condividerlo, ne acuisce l’intensità. A volte la presenza di un amico, di due risate e quattro chiacchiere davanti a una birra, rendono il peso più sopportabile.

A volte, il silenzio di un abbraccio, donato con sincero affetto, pare portar via fardelli e dolori, rendendo il proprio incedere nuovamente fiero e leggero.

I fardelli, però, non possono esser ceduti; a ciascuno spetta il proprio, è vero, ma, di tanto in tanto, qualcuno ci accompagna per un tratto, e si offre di portarlo al nostro posto per qualche passo: giusto il tempo di farci riprendere fiato, di donare attimi di leggerezza a spalle e braccia.

A volte basta poco per aiutare qualcuno a camminare.

E quando non c’è nessuno, ci si deve arrangiare; ci si dice: "Forza".

E si va avanti.

Vado a finire di vedermi “Una settimana da Dio”. Prima o poi, parlerò anche di lui.

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Queen: Under pressure.

martedì 1 dicembre 2009

Inno dei guerrieri immortali

Per ricordare ancora una volta, a me stesso, e a chi è in difficoltà; per ricordare a chi ha paura, a chi sente di non riuscire più a farcela; per ricordarlo a chi non crede che la volontà nasca da un incendio che divampa dal cuore, infiamma le vene ed esce attraverso le proprie gesta, sotto forma di draghi rabbiosi e orgogliose fenici.




Manowar: Hymn of the immortal warriors.

sabato 21 novembre 2009

Alzati

Questa volta prelevo il video da internet, senza crearne uno mio per l'occasione: le immagini di non so quale film catastrofico, alternate a scene del concerto dei Rammstein, si sposano bene con la musica: possente, drammatica, anche un po' solenne. La forza di voler cambiare le cose, di demolire tutto ciò che ci si para di fronte come ostacolo.
Ignoro il testo della canzone, ma le poche nozioni di tedesco mi fanno comprendere il significato del titolo: "alzati, alzati".
E allora alzati, e fai tuo il mondo, con rabbia e feroce determinazione.
Reise, reise.




Rammstein: Reise, reise.

martedì 17 novembre 2009

Fulmini

La felicità non è una costante; è un lampo, una saetta che cade dal cielo notturno, squarciando le nubi e illuminando l’ambiente circostante, portando, per un momento, chiarezza, e un piacevole brivido lungo la schiena.

Anche per questo amo i temporali.




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Sting: Fields of gold.

domenica 15 novembre 2009

Calcoli

Possedere un occhio analitico, verso gli altri, e verso sé stessi, è uno strumento fondamentale per riuscire a compiere valutazioni esatte, o, perlomeno, che non si discostino eccessivamente dall’esattezza.

Tuttavia, l’osservazione dei fatti attraverso punti di vista differenti rende tale valutazione piuttosto complicata; il rischio di sbagliare aumenta sensibilmente.

Finiamo, quindi, per analizzare una situazione cercando di trarne un quadro preciso e, soprattutto, verosimile, ma il raggiungimento di tale obiettivo è più difficile di quanto non s’immagini. Come quando si era piccoli, e si risolvevano i problemi di matematica o geometria scrivendo con le penne Replay: sbagliamo valutazione, torniamo sui nostri passi, cancelliamo un passaggio con la gomma più volte, consumando il foglio e macchiando d’inchiostro blu la pagina e le dita.

Credo sia un errore comune. Io lo commetto frequentemente. Ogni tanto l’errore è in negativo: considero negativamente qualcosa/qualcuno, che poi viene rivalutato alla luce di nuovi dati, che offrono una visione d’insieme completa e verosimile.

Nella maggior parte dei casi, però, l’analisi cade in errore positivo, affidando frammenti di sé stessi, colmi di buoni propositi, i quali, successivamente si mostrano mal riposti.

Eppure accade, dopo un ennesimo pizzicotto, un’ulteriore puntura al proprio orgoglio e ai propri sentimenti, che ci si trova disposti a concedere una seconda possibilità. Io ne ho concesse talmente tante d’averne ormai distorto il significato numerico: dovrebbe essere “n-esima chance”, ma preferisco “un’altra seconda possibilità”.

Molte volte, il proprio affetto verso il prossimo prevale sull’orgoglio, rendendo disponibili a fare un passo avanti, a dimenticare un fraintendimento o qualunque azione possa averci ferito. Il tutto, però, non viene dimenticato. Karma positivo e negativo si sommano algebricamente, come già detto più di una volta. Il punto cruciale non è nel numero di seconde possibilità che si concedono, ma nel punto esatto in cui si tira la riga prima di effettuare la sommatoria.

Forse sono ancora ben lungi da questa operazione; sicuramente, i miei calcoli mostrano una serie di parziali, di asterischi e di cancellature.

Del resto, con i calcoli, ho sempre avuto parecchi problemi.



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The red jumpsuit apparatus: Face down (acoustic)